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La Cina? Un modello per le altre nazioni, parola di Klaus Schwab 
di Ninni Raimondi
 
La Cina? Un modello per le altre nazioni, parola di Klaus Schwab 
 
Solo a sentire nominare Klaus Schwab le centrali di intelligence (?) degli sbufalatori si attivano, i nostri riflessi balzano sull’attenti e pavlovianamente un fremito libera il grido: complottisti! 
 
Secondo Schwab la Cina è un modello per le altre nazioni 
In questo caso però è addirittura l’emittente statunitense Fox a riportarne la notizia. Ecco le parole del canale (neo) conservatore americano: “Il fondatore e presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, si è recentemente seduto per un’intervista con un media statale cinese e ha proclamato che la Cina è un “modello” per altre nazioni. 
 
Gli “straordinari progressi” di Pechino 
Schwab, 84 anni, ha proferito questi commenti durante un’intervista con Tian Wei della CGTN a margine del vertice dei CEO dell’APEC della scorsa settimana a Bangkok, in Thailandia. Schwab, dopo aver parlato nuovamente di costruire il “mondo del domani” sostenendo che il pianeta si trovi di fronte a una “trasformazione sistematica del mondo, una trasformazione di cui dobbiamo definire gli aspetti”, che la globalizzazione non è affatto finita ma solo riposizionata in una direzione digitale, ha affermato di rispettare gli “straordinari” risultati conseguiti dalla Cina nel modernizzare la sua economia negli ultimi 40 anni e che il colosso asiatico sia un modello per molti Paesi e sebbene sia nel diritto di ogni nazione adottare i modelli che ritiene più opportuni e che dovremo essere molto cauti ad imporli (sic!), la Cina rimane un modello estremamente attraente.” 
Dichiarazioni che suonano come monito inquietante, soprattutto in queste ore considerate le inquietanti e in parte inedite immagini, che giungono proprio dalla Cina dove la polizia è dovuta intervenire con la forza per sedare le numerose manifestazioni contro la politica “zero covid”, tuttora perseguita dal colosso asiatico. 
 
La Cina è sempre più vicina 
La questione cinese dovrebbe essere al centro del dibattito per due ragioni: la prima riguarda le politiche interne del Paese, ossia le controverse, e ormai notorie, misure di credito sociale, il cosiddetto Social Credit System. In Occidente sarebbero infatti le grandi corporate ad essersi attivate attraverso qualcosa di simile, tramite un sistema che si sta estendendo anche alle principali istituzioni finanziarie e organizzazioni globali le quali, adottando l’ESG ossia environmental, social and governance, utilizzano una metodologia di punteggio aziendale per creare un tipo di sistema di credito sociale progettato per influenzare il comportamento e trasformare la società stessa. Questo approccio aziendale è stato caldeggiato dallo stesso Klaus Schwab nel 2019. Stiamo parlando di quello che è probabilmente il vero sogno bagnato e inconfessato di un potere in via di definitiva affermazione anche in Occidente, quello tecnocapitalista, in perenne ricerca di controllo e influenza del consumatore homo social. 
 
La seconda riguarda invece lo scenario internazionale e i nuovi assetti geopolitici in via di definizione, dove il colosso asiatico ricopre un ruolo di assoluta importanza sia per il rovente presente legato al conflitto in Ucraina che per le ambizioni su Taiwan, ma anche per un prossimo futuro entro il quale la stessa Cina custodisce le ambizioni di riprendere a sviluppare le proprie rotte commerciali tramite la Nuova Via della Seta, anche nota come Belt and Road Initiative, strumento con il quale la nazione asiatica ambisce a mantenere ed accrescere, sia economicamente ma anche socialmente, il proprio destino di nuova superpotenza in ascesa. 
 
Homo Davos 
Infine, il World Economic Forum e le sue ciclopiche influenze, la cui progenie è stata brillantemente definita da Mario Sechi Homo Davos, rappresentano la concretizzazione definitiva della ridefinizione capitalistica e del ricollocamento del potere in ordine sovranazionale, le cui istanze rimangono quell’elefante nella stanza che non si vuol né vedere, né toccare. Non lo vogliono gli aedi del neoliberismo che popolano trasversalmente gran parte della politica e non lo vogliono toccare, se non per coccolarlo, gli organi di stampa e di informazione. D’altronde una buona parte di questi è funzionale alla narrazione, mentre chi cerca di fare il proprio mestiere viene automaticamente tacciato di complottismo. Quegli stessi complotti che rimangono tali fin quando non si avverano. 
 
28 Novembre  2022